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Il supporto psicologico ai pazienti con BPCO
Paola Ciurluini, psicoterapeuta - Silvia Rongoni, psicologa
 

Una elevata percentuale di pazienti con malattie respiratorie croniche presentano alti livelli di ansia e depressione. La depressione, disturbo del tono dell’umore più frequente, si manifesta sul piano verbale con affermazione di bassa autostima e sul piano comportamentale con il progressivo restringimento delle attività e delle relazioni interpersonali.

Inoltre, i pazienti più anziani con BPCO riportano deficit dell’attenzione, della memoria, della concentrazione e pensieri disfunzionali legati ad atteggiamenti fatalistici spesso difficili da cambiare. Le implicazioni psicologiche riscontrate nel paziente cronico respiratorio riguardano:

Sintomi di tipo comportamentale:

  • evitamento: il paziente evita situazioni che ritiene di non riuscire ad affrontare perché rischiose con conseguente ritiro sociale;
  • agorafobia: in situazioni pericolose il paziente presenta segni di elevata ansia come tachicardia, aumento della frequenza respiratoria, sudorazione, disorientamento e svenimento. Il soggetto considera tali sintomi come peggioramento della sua malattia;
  • ipercontrollo: il paziente ha un bisogno eccessivo/ossessivo di mettere in atto interventi comportamentali in caso di eventuali crisi; ad esempio il paziente tiene con sé un telefono sempre a portata di mano, ha bisogno sempre della presenza di un familiare in casa, della vicinanza ad una finestra e di avere con sé spray inalatori come prevenzione;
  • iperdipendenza: il paziente presenta una fragilità personale che richiede comportamenti protettivi eccessivi dei familiari.

Sintomi di tipo emotivo:

  • vergogna: il soggetto si vergogna nel farsi vedere affannato e a disagio, soprattutto quando utilizza l’ossigeno o deve usare l’inalatore;
  • paura: il paziente ha paura di avere una crisi respiratoria. Inoltre, alla prescrizione dell’ossigeno quale terapia a lungo termine il soggetto è spaventato dall’idea di dover convivere tutta la vita con esso;
  • rabbia: il soggetto presenta collera riportando frasi del tipo “perché proprio a me?”. Tale emozione si manifesta in termini autolesivi (ad esempio, continuando a fumare le sigarette).

In passato l’obiettivo delle cure mediche era quello di innalzare lo stato di salute e di prolungare la sopravvivenza. Oggi ci si prefigge di far vivere al paziente un livello di qualità di vita almeno accettabile, intendendo per quest’ultima “uno stato di benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia ed infermità”. Pertanto, è indispensabile che lo psicologo misuri con appositi test psicologici il grado di ansia, depressione e la qualità di vita del malato respiratorio.

Numerosi sono i test proposti. Tra i più utilizzati si citano l’HADS (Hospital Anxiety Depression Scale) per l’ansia e la depressione, il SGRQ (St. George’s Respiratory Questionnaire) e l’SF-36 (Short Form -36), entrambi per la qualità di vita ed il MFR-28 (Maugeri Foundation Respiratory) per la misura della qualità di vita nei malati in ossigenoterapia. Tra i vari interventi di supporto psicologico al malato respiratorio cronico (senza o con ossigenoterapia o in ventilo terapia) risulta efficace la psicoterapia cognitivo-comportamentale (individuale o di gruppo) che si basa sul rilassamento psicofisico e sulla gestione dello stress al fine di favorire l’autocontrollo e la gestione autonoma delle emozioni (ansia, depressione, rabbia, etc.).

Gli interventi di supporto psicologico possono essere rivolti anche alla famiglia del paziente. In questo caso sarebbe necessario effettuare una psicoterapia che ridefinisca la struttura familiare e i ruoli dei membri all’interno del sistema familiare. Un ulteriore intervento da poter offrire riguarda anche il personale sanitario che assiste i pazienti e può riguardare la psicoterapia di gruppo (ese: gruppi di discussione, gruppi Balint). Il paziente broncopneumopatico, avendo una malattia cronica, necessita di un’assistenza non solo ospedaliera ma anche domiciliare con un’équipe costituita da un medico di medicina generale, uno pneumologo, un infermiere professionale, uno psicologo, un assistente sociale ed un terapista della riabilitazione. Tra gli obiettivi dell’assistenza domiciliare rientrano anche la spiegazione delle difficoltà prodotte dalla malattia nella vita quotidiana, le varie modalità di assunzione dei farmaci, dell’ossigeno e del ventilatore, oltre al controllo delle varie apparecchiature e il loro corretto controllo. Inoltre, si discuteranno i benefici del protocollo terapeutico e riabilitativo; verranno rinforzati i messaggi educazionali attraverso le visite periodiche. Tutto ciò porta ad una migliore accettazione da parte del paziente della terapia farmacologica, dell’ossigenoterapia a lungo termine e della ventiloterapia con un miglioramento della qualità di vita.

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