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Come si cura la BPCO?
 

Poiché la BPCO è una malattia cronica che evolve in stadi di sempre maggiore gravità, è importante instaurare un trattamento farmacologico e non farmacologico. Viene preferita la via inalatoria per la somministrazione dei farmaci perché consente di portare il farmaco là dove è utile (bronchi) e di ridurre gli effetti collaterali che possono colpire altri organi quando un farmaco viene ingerito o iniettato.

Sulla base delle evidenze scientifiche più recenti, è raccomandato l’uso regolare dei broncodilatatori a lunga durata d’azione dalla fase moderata alla fase grave. I farmaci più usati per via inalatoria sono tiotroprio bromuro, salmeterolo, formoterolo e indacaterolo. Altri farmaci sono terbutalina, salbutamolo, fenoterolo, ipatropio bromuro, ossitropio bromuro. Alcuni farmaci sono invece somministrabili solo per via orale (o iniettiva), fra questi la teofillina per via orale a lento rilascio è stata molto utilizzata ed ha ancora una posizione nel trattamento della BPCO.

È raccomandato anche l’uso di cortisonici per via inalatoria, ma limitatamente ai pazienti gravi e con frequenti riacutizzazioni. Inoltre sono usate le combinazioni dei farmaci broncodilatori con cortisonici.

Di recente è stato introdotto un nuovo farmaco, Roflumilast, che deve essere assunto per via orale e sembra promettente in quanto in grado di ridurre il numero delle riacutizzazioni. Roflumilast deve essere prescritto dallo pneumologo ai pazienti con BPCO grave, con sintomi di bronchite cronica (tosse e catarro) e frequenti riacutizzazioni. L’efficacia della terapia farmacologica regolare è dimostrata da studi clinici su ampie popolazioni. E’ provato che essa migliora la funzione respiratoria, la tolleranza all’esercizio fisico, riduce la gravità delle riacutizzazioni e di conseguenza i ricoveri ospedalieri. Attualmente la ricerca sta andando avanti per cercare nuovi farmaci e nuove formulazioni, volte ad aumentare l’adesione del paziente al trattamento. Nelle riacutizzazioni occorre che il medico possa intervenire rapidamente con il trattamento adeguato che normalmente comporta l’uso di cortisone ed antibiotici. In pazienti con BPCO e insufficienza respiratoria cronica e critica è indicata l’ossigenoterapia a lungo termine, che ha dimostrato di potere prolungare la sopravvivenza e migliorare la qualità della vita a condizione che sia utilizzata per molte ore al giorno (almeno 18) in modo continuativo.

In pazienti selezionati con diagnosi di enfisema è possibile ricorrere a tecniche chirurgiche come la bullectomia, cioè l’asportazione di bolle polmonari e alla riduzione di volume polmonare, cioè l’ablazione chirurgica di zone polmonari apicali, o con l’inserimento all’interno dei bronchi di valvole che favoriscono l’espirazione e riducono il fenomeno dell’intrappolamento di aria nel polmone. Queste metodiche devono essere attuate da esperti del settore e sono riservate a pazienti selezionati con molta attenzione.

Oltre al trattamento farmacologico è raccomandata la riabilitazione, che prevede programmi individuali di esercizi fisici e tecniche respiratorie, in grado di diminuire la dispnea e ridurre l’ansia e la depressione; in questo modo permettono di svolgere l’attività fisica, riducono i ricoveri e di conseguenza migliorano la qualità di vita. È importante, inoltre, seguire una dieta equilibrata, allo scopo di mantenere una massa corporea regolare, evitando sia l’obesità che peggiora la dispnea, sia l’eccessivo dimagrimento che indebolisce anche la respirazione.

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