Torna alla homepage
CHI SIAMO COMITATO SCIENTIFICO COME ADERIRE CONTATTI
cerca
 
Homepage
Notizie in primo piano
FAQs (BPCO: Cosa Sapere)
Giornata Mondiale BPCO
Sezioni territoriali
Testimonianze
Video BPCO
Link
Facebook
 
 
 
 
 
Testimonianze
Testimonianza
di Maria Montano
Volevo partecipare ai contenuti del notiziario raccontando l’esperienza di mia madre, alla quale fu diagnostica la patologia BPCO, aggravata da obesità importante, circa dieci anni fa, in seguito ad un lungo ricovero in un Reparto di Medicina Generale, intervallato da un breve trasferimento in Rianimazione per abbassare il livello elevato di CO2.
Dopo le dimissioni, in tutti questi anni, è stata seguita da pneumologi che le hanno prescritto ossigenoterapia domiciliare e utilizzo notturno del ventilatore.
L’aspetto interessante del caso di mia madre è la concomitanza con serie problematiche ortopediche, poco risolvibili a causa della patologia polmonare.
Dovrebbe dimagrire molto ma la semplice deambulazione, per la difficoltà respiratoria e per il dolore della lombosciatalgia cronica, fanno sì che si muova poco, con un ridotto conseguente consumo calorico: ormai cammina solamente appoggiandosi al bastone e staziona in posizione eretta appoggiandosi ad un sostegno (tavolo, mobile, ecc.)
Non può assumere antinfiammatori ed antidolorifici, perché ha anche un inizio di Insufficienza Renale, inoltre questi farmaci le aggravano il respiro procurandole ritenzione idrica anche a livello polmonare.
Anche la fisioterapia è stata difficoltosa e praticamente inutile. Per la sua costituzione fisica non può utilizzare neanche un busto ortopedico di sostegno, perchè reprime ancor di più la respirazione già ridotta.
Due anni fa fu sottoposta ad un intervento di tunnel carpale alla mano, ma arrivare in sala operatoria è stato un lungo percorso. L’anestesista chiese consulenza pneumologica e le fu prescritta una TAC torace (da immaginare la difficoltà a stare supina nell’apparecchiatura).
Infine decisero di effettuare una blanda anestesia locale e di farle tenere la posizione seduta durante l’intervento. 
Ricordo che l’anestesista commentò con me: in qualche modo ora risolviamo la situazione, ma sono perplesso nelle soluzioni possibili nel caso di un intervento di urgenza.
E’ stato un calvario anche dopo l’intervento, nel post-operatorio ha cercato di diminuire i diuretici, perché con un braccio fasciato ed uno solo libero per sostenersi e far tutto anche andare in bagno sembrava una fatica insuperabile.
Ora sta sopraggiungendo una ulteriore patologia ortopedica, banale forse per un paziente normale, ma per lei ancor più invalidante: periatrite calcifica della spalla, che le limita il movimento del braccio rendendole difficile anche il vestirsi da sola.
L’idea di un intervento mi sembra da accantonare vista l’esperienza già vissuta con il tunnel carpale. Stiamo cercando di capire se esistono metodologie di cura innovative e meno invasive, utilizzabili anche da pazienti complessi come mia madre. 
Questo volevo evidenziare: che i problemi respiratori rendono arduo anche il trattamento di patologie ortopediche ad ogni livello: farmacologico, fisioterapico e chirurgico. 
La coesistenza delle due patologie dovrebbe essere considerata come un aggravamento della invalidità del paziente.
Mia madre ha anche un ernia ombelicale, comparsa con l’esecuzione degli esercizi prescritti dal fisioterapista con la riabilitazione respiratoria. Il chirurgo ha rinunciato immediatamente ad intervenire perché sono necessari almeno quaranta minuti di tempo in cui il paziente deve stare in posizione supina, senza considerare i problemi di anestesia collegati. 
I malati di BPCO diventano pazienti difficili e fragili ogni volta che dovrebbero essere sottoposti ad un intervento chirurgico.
indice
| Privacy e Cookies |
| Termini e condizioni di utilizzo |
© Associazione Italiana Pazienti BPCO ONLUS
C.F. 03202030965
Powered by
Effetti srl