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Testimonianze
Testimonianza II parte
di Maria Montano
Continuo la testimonianza su mia madre affetta, da oltre dieci anni, di BPCO. Volli raccontare il suo caso per spiegare le difficoltà di cura delle patologie ortopediche per pazienti come lei. Scrissi della sua spalla dolorante, della necessità di evitare antinfiammatori ed analgesici per l’insufficienza renale, dell’impossibilità di sottoporsi ad interventi chirurgici per l’anestesia e per la posizione sul tavolo operatorio. Il problema alla spalla stava limitando la sua mobilità ed anche la sua autonomia.
Da un consulto ortopedico emerse anche il sospetto di una spalla pseudoparalitica, richiedendo un approfondimento diagnostico con una Risonanza Magnetica cervicale. Il tentativo di eseguire l’esame fallì, sempre a causa della posizione supina ed immobile, da mantenere per un certo tempo, impossibile per malati con problemi respiratori.
E’ stato come subire un’ulteriore sconfitta emotiva. Con questo, però, abbiamo capito che una RNM può essere sostituita da una TAC, perché queste sale diagnostiche sono attrezzate per l’erogazione di ossigeno al paziente, inoltre lo svolgimento può essere interrotto all’istante, diversamente dalla RNM.
Alla fine di questo percorso clinico-diagnostico è emerso chiaramente l’obiettivo fondamentale del suo caso, come quelli simili al suo: alleviare il dolore.
E’ stata sottoposta ad una infiltrazione eco-guidata della cuffia dei rotatori, eseguita ambulatorialmente da un medico radiologo. E’ stato come fare la diagnosi e la terapia nello stesso momento, mentre stava tranquillamente seduta e non sdraiata. Questa modalità ha permesso l’utilizzo di farmaci (cortisonici e acido jaluronico) nella dose minima necessaria direttamente dove serviva, grazie all’ecografo che guidava il percorso dell’ago con la massima precisione.
Potrà essere ripetuto ancora, permettendole di evitare come prescritto l’uso di FANS. Dopo soli due giorni mi disse che, provando ad alzare il braccio, era riuscita a prendere i vasetti dal mobile pensile della cucina. Arrivare all’altezza di quel ripiano è stato per lei come una vittoria, un semplice test per capire che l’intervento aveva funzionato, senza nemmeno avere la riacutizzazione del dolore, probabile dei primi giorni dopo l’esecuzione.
Si può ritenere un grande risultato, non è poco l’ottimismo che infonde il poter ottenere un miglioramento delle proprie condizioni, dopo aver collezionato precedenti impedimenti e aspettative disattese. La speranza di nuove tecniche non invasive è il futuro praticabile per la cura dei malati cronici con più patologie contemporaneamente, questo desideravamo condividerlo con tutti gli altri pazienti BPCO.
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