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Testimonianze
Bolle di leggerezza di Maria Montano

Mi chiamo Angela, sono una nonna di 75 anni, malata da oltre dieci anni di BPCO.
Nell’ultimo ricovero in ospedale per una riacutizzazione della malattia, il pneumologo mi propose la riabilitazione  respiratoria. Così fui visitata dal fisiatra,  poi un fisioterapista mi insegnò alcuni esercizi da ripetere da sola a casa. Alcuni mesi dopo la dimissione mi sentivo meglio, la mia cronicità aveva ritrovato nuovamente una stabilità.
Di tutti gli esercizi imparati ormai eseguivo soltanto quello delle bolle. Gli altri erano un coordinare  movimento delle braccia con il respiro, per me erano impegnativi e alla fine li abbandonai.
Quello della bottiglietta d’acqua, piena a metà e la cannuccia in cui soffiare, lo facevo ancora regolarmente con soddisfazione. All’inizio anche questo mi procurava fatica ma col tempo e la costanza mi diventò agevole e, soprattutto, respiravo più facilmente.
Un giorno Elisa, mia nipotina di cinque anni, mi venne a trovare  mentre stavo soffiando con la cannuccia. La bambina mi  guardò sorpresa e disse spontaneamente:
- “Nonna cosa fai? Non sta bene fare le bolle nelle cose da bere!”
Rimasi un momento spiazzata, come colta in flagrante di una marachella,  mi ripresi e risposi:
- “E’ una ginnastica per far respirare meglio i miei polmoni, me lo ha detto il dottore di farla tutti i giorni, anzi più volte al giorno.”
Elisa ancora più stupita ribatté:
- “Il dottore?! Ma allora dillo a mia mamma, anch’io quando ho il raffreddore non respiro bene. Dille che porti anche me dal tuo dottore. Le medicine che mi dà il mio non mi piacciono per niente!”
Mi veniva da ridere ma cercando di essere seria, risposi:
- “E’ un dottore che visita i grandi e gli anziani come me, quasi mai i bambini. Se vuoi però ho una bottiglietta per te, possiamo far ginnastica insieme. Ma l’acqua poi si butta e non si beve.”
Quel giorno feci gli esercizi con mia nipote, lei si impegnava così tanto da diventare rossa in viso per lo sforzo. Eravamo come in gara a chi faceva più rumore con l’acqua in subbuglio.

Qualche giorno dopo Elisa tornò a trovarmi, aveva in mano due contenitori per le bolle di sapone che aveva usato alla festa dell’asilo. Con un’aria furbetta, di chi la sa molto lunga, esordì:
- “Nonna, ora ti faccio fare io ginnastica, andiamo a sederci sul balcone così le bolle di sapone andranno più lontano.”
Mi commosse quell’interessamento e l’accontentai, senza confessarle di non aver mai fatto bolle di sapone in vita mia. Elisa era contenta, sapevo che sua mamma le impediva di farle in casa, perché ovviamente bagnano il pavimento. Io notai  che lo sforzo nel soffiare non era poi molto diverso dal farlo dentro la bottiglia, forse mia nipote è davvero un genio, pensai con orgoglio.
Sembravamo di nuovo in gara a chi  spingeva le bolle più lontano. Mi sentivo stranamente leggera, proprio come quelle bolle che volavano via nel cielo, fino a non vederle più.
Elisa era euforica, le venne persino un’altra idea che mi propose dicendo:
- “Visto che stai diventando così brava, la prossima volta ti porto la gomma da masticare, anche così si fanno delle belle bolle e sempre più grosse!”
A malincuore, sorridendo tra me e me, le risposi:
- “Mi dispiace tanto Elisa ma il mio dentista mi sgrida se mastico la gomma, mi farebbe cadere la dentiera.”
Ma lei prontamente, senza scoraggiarsi:
- “Peccato nonna, non preoccuparti le farò io anche per te, ma diglielo tu a mia mamma che se ho il raffreddore fanno bene ai miei polmoni!”

Lo ammetto sono una nonna malata e felice, ho fatto le bolle di sapone alla mia età. Ho sperimentato la leggerezza del tornare un po’ bambina, come l’effetto di una medicina miracolosa: ero stata davvero bene giocando e respirando con mia nipote.

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